Archivio per la Categoria soqquadri

in ginocchio

Pubblicato su soqquadri il Settembre 6, 2007 da Simone Buttazzi

Erwin Wurm è un po’ il Cattelan austriaco. Tardo profeta del ready made e di tutto ciò che tende a basire il borghese (lo mettiamo tra virgolette, il borghese, o virgolettiamo stupire?), Erwin è quello delle macchine grasse, delle casette pingui, dei veicoli snodabili, delle one minute sculptures - interazioni tra uomo e oggetti improvvisate in quattro e quattr’otto. In un’opera della serie Artist begging for mercy Erwin sta immobile in ginocchio, occhi al cielo, un limone grosso così in bocca. L’immagine incollata qua sopra riproduce invece Deleuze in ginocchio (2006). Il filosofo francese, uno dei più influenti della fine del ‘900 ma anche uno dei meno invasivi - niente teorie monolitiche, niente diktat o slogan da salotto: solo concetti sparpagliati, strumenti per la nostra scatola degli attrezzi - ecco, Gilles Deleuze sta lì placido, le mani in tasca e il giubbetto preferito. Più che inginocchiato, torto. Come dire che l’arte, come la filosofia, sembra fatta per consegnarci torsioni di realtà in grado di aprirci gli occhi.

al-qaedog

Pubblicato su soqquadri il Maggio 23, 2007 da Simone Buttazzi

Il dottor Odini è un rinomato luminare, le cui conferenze fanno il pienone e il cui codazzo di accoliti si snoda per le strade piegandosi in corrispondenza degli spigoli dei palazzi. E questo è risaputo. Meno risaputa la sua fama di troublemaker, che il dottore si guadagna ogni giorno sul campo mediante un’ampia graffa di attentati. Quali: sterminare i piccoli cani (wir müßen die kleinen Hunde ausrotten, questo il suo motto), fottere tutti gli altri (I’ll fuck anything that moves, dogma numero due) e altri obiettivi come impadronirsi di tronchi d’albero e trascinarli per sèmpre e sèmpre, cacare a go-go, dormire sul letto del Dado, divorare gli altrui tappeti e sfilacciare le moquette, varie ed eventuali a impronta. Grazie a questo straordinario pacchetto di malefatte portate a termine con burocratica precisione e burocratica pazienza, il dottor Odini viene ormai salutato con l’abusato termine di: terrorista. Abusato altrove. Lui, il termine, lo indossa come un guanto.

l’arte del fallimento

Pubblicato su soqquadri il Maggio 14, 2007 da Simone Buttazzi

Al Kunsthaus di Basilea va in scena l’opzione numero uno in caso di mancato trionfo: la buona vecchia sconfitta, con o senza petto battuto o capelli strappati. Cantavano i Catatonia nel 1999: Victory is empty / there are lessons in defeat. Nel 1972, David Bowie è ancor più filosofo: Every time I thought I’d got it made / It seemed the taste was not so sweet. E allora perché vincere, quando fallire è più saporito? La mostra allestita a Basilea affronta i tanti volti dell’errare umano e del reiterato sbagliare - più che diabolico, umanissimo anzichenò. Ed Young, tanto per fare un esempio, prende un vecchio fotogramma con Christopher Reeve e l’intitola "It’s not easy", lasciando supporre che anche Superman ha le sue magagne. Trattasi anche di verso fatto alla canzonetta dei Five for fighting uscita nel 2001 Superman (it’s not easy), sorta di Hanno ucciso l’Uomo Ragno più lenta e zuccherosa. La realtà è che siamo davvero buffe creature in calzamaglia, fallimentari cronici anche in assenza di kriptonite.

a cavallo di un caval

Pubblicato su soqquadri il Aprile 17, 2007 da Simone Buttazzi

Primissimi anni ‘80. Il destriero a gettoni davanti al bar Elena, Vidiciatico, Appennino Tosco-Emiliano, è già un all time favourite. Quello di Fiabilandia, riviera romagnola, anch’esso più o meno a gettoni, desta invece cocenti imbarazzi. Trovo che il copricapo sia quantomeno fuori luogo, ancor prima che esagerato. Per tacer della tortura a cui è sottoposto il destriero di muscoli, nervi, carne e sangue, che mi tocca molto di più del destino dei nativi americani. Il contesto mi provoca una fitta di idiozia. Ciliegina sulla merdace torta, la foto viene consegnata ai miei genitori all’interno di un cartoncino ripiegato con tanto di logo del luogo. Souvenir ufficiale.

marwan

Pubblicato su soqquadri il Dicembre 11, 2006 da Simone Buttazzi

La Berlinische Galerie, locata giusto tra casa mia e lo zig zag del Museo ebraico, risplende del suo bianco, razionale lucore. Dieci secondi di riflessione. Oltre alla collezione permanente, chiamata Flic Flac, la galleria dispensa sempre piccole mostre temporanee, o anche solo installazioni che paiono passare di lì. Tra queste ultime, ad esempio, l’assurdo diario berlinese di Emilio Vedova, 1964, con i suoi plurimi di legno aggredito dalla pittura appesi, appoggiati uno contro l’altro come carte da gioco, sbilenchi e vitali. Tra le mostre, Marwan. Artista siriano adottato dalla capitale tedesca, non celebre, sorprendente. Verso la metà degli anni ‘60 trovò il modulo della sua arte in omini capoccioni dagli occhi piccoli, lo sguardo perso e perdente. Isolati nella tela, alle prese con gambe e piedi di donne che fanno capolino da dietro di lui - quasi ultracorpi. Ma prima di darsi agli omini, Marwan concepiva creature. Come questa. Collocate in spazi indefiniti, forse discariche, forse residui di un impressionismo in acido o buttato lì a macerare. Cos’è questa creatura? Chiedetelo al padre preoccupato per via di Odradek, o a Jack Nance padre sconfitto in Eraserhead.

il piede dell’artista

Pubblicato su soqquadri il Luglio 19, 2006 da Simone Buttazzi

In un momento di noia, il pittore ottocentesco Adolph Menzel abbassò lo sguardo, afferrò pennello e tavolozza e dipinse quel che vedeva. L’unico brivido grezzo dei tre piani circolari in cui frulla la collezione della Alte Nationalgalerie - per tacer di Friedrich e Böcklin. Pittore dell’accidia borghese, che tuttavia non disdegnava il fuoco e fiamme di un’industria siderurgica, Menzel ha sempre sfornato tele dominate dall’oscurità e dall’accatastamento delle immagini. Con questa magnifica eccezione che, alas, confermò la regola.

natura morta con tulipano e spalle spioventi

Pubblicato su soqquadri il Aprile 30, 2006 da Simone Buttazzi

Risale al 1973-1974 Die Ausgezeichnete - La donna premiata, o onorata che dir si voglia. In Mitteleuropea è buona abitudine fare dono di tulipani alle signorine o alle signore, in occasione di importanti riconoscimenti. L’artista Wolfgang Mattheuer la dipinse pensando alle tante donne influenti e produttive della Repubblica Democratica, che un tulipano se lo meritavano davvero. A dir poco. Disse che pensava a una Christa Wolf ormai anziana. O alle signore ormai anziane che si portavano a casa un mazzo di fiori dopo sobri festeggiamenti in una balera cadente. La protagonista della tela è premiata, sì, ma il suo sguardo è basso, la postura mortificata, le linee del volto comunicano stanchezza. Una sconfitta irrecuperabile. E’ forse arrivato troppo tardi, questo premio? O i suoi problemi sono altrove, per nulla a portata di tulipano? Come si permette di sminuire il momento topico? Nella DDR la tela venne da più parti definita uno scandalo. Uno. Scandalo.

Melancholie. Polonia, 1890-1894.

Pubblicato su soqquadri il Aprile 28, 2006 da Simone Buttazzi
Pieghiamo il capo di novanta gradi a sinistra.
 
 
L’orda che si sprigiona dalla tela di Jacek Malczewski rincula dinanzi alla finestra aperta.Là fuori, nera e incappucciata, vige la malinconia.

e allora facciamolo questo atto artistico forte

Pubblicato su soqquadri il Ottobre 4, 2005 da Simone Buttazzi

Parigi, quindici settembre duemilacinque. All’Hôtel du Nord si presenta il libro Adoration edito da Max Milo, presente (e muto) l’autore, fisicamente assente il libro in questione, presente un profluvio di champagne, due tocchettini di crème culturelle locale e quattro pisquani: il sottoscritto e i fidati Walter, Silvia, Aurélie. Aurélie è immanicata e grazie a lei possiamo fare gli imbucati molesti e beoni. Presente, infine, Monsieur Baumann, fotografo di strillo che si aggira per l’Europa munito di una tenda, la Chambre Blanche, dentro alla quale chiunque può entrare a farsi immortalare circondato da uno stillicidio di perline e da qualche feto di gomma penzoloni. Chiunque, sottolinea Baumann, abbia in animo di esibirsi in un acte artistique fort. Che poi quando si entra nella tenda ci pensa lui a farti una foto come si deve ma mica puoi entrare e improvvisare, nevvero. Allora noi ci si scervellò e, con un colpo di bricolage, secernemmo il nostro acte artistique fort: legati/strozzati da foulard, sguardo mistico, videocamera accesa à la Ghezzi Enrico. Voilà. Baumann si preoccupò di accentuare la questione, ehm, mistica. Uscendo alla tenda firmammo liberatorie e cambiali a non finire e ci venne chiesta un’opinione schietta sulla religione. Ci colsero impreparati.