Archivio per la Categoria ppp

… e la morte

Pubblicato su ppp il Novembre 30, 2005 da Simone Buttazzi

Il mese di novembre si chiude come si è aperto. Con la testa sintonizzata su Pier Paolo. A Monaco gli hanno dedicato una mostra tra le mura bianche della Pinakothek der Moderne, nel reparto dedicato alla grafica. S’intitola PPP e la morte.

Pasolini, morte. Due parentesi graffe che ci riguardano tutti: al contempo pubblico dominio e dolorosa  (punto e a capo)

 

Pi, Pi e ancora Pi

Pubblicato su ppp il Novembre 15, 2005 da Simone Buttazzi

Non capisco cosa ci facciate qua. Lankelot è stato appena aggiornato e questo mese campeggiano una trentina di articoli tutti su Pasolini, o di attinenza pasoliniana. Con correttivo Slataper in editoriale, tanto per farsi un cicchetto alla salute del giovane Pennadoro che ci ha lasciato novant’anni or sono. Al solito, recensioni in odor di saggio su letteratura, musica, cinema, quant’altro. Che so: il buon vecchio One from the heart di Coppola. O due film di Glauber Rocha pescati in qualche cesta di qualche losco scantiato a Manaus. Insomma: felice sbornia a tutti.

 

li mortacci nostri

Pubblicato su ppp il Ottobre 11, 2005 da Simone Buttazzi

Questa non ci voleva. E’ morto Sergio Citti.

Ne parlavo ier sera con Aurelio. Ma è ancora vivo Sergio Citti? Lo sapevo malato, con le pezze al culo, un vitalizio negatogli dallo stato italiano di questa minchia. Se n’è andato uno dei più grandi registi di questa terra desolata. Desolata e priva, da trent’anni ormai, del suo intelletto più totale e vivace. Il bello è che continua a fottersene.

Fratello di Franco alias Accattone, amico e aiuto-regista di Pier Paolo, da cui riceverà sceneggiature bellissime - Ostia, Storie scellerate - e del quale porterà sullo schermo soggetti rimasti nel cassetto - I magi randagi - Sergio è stato un Pasolini senza laurea e senza buona educazione. Un istintivo dell’inquadratura, uno che le borgate le ha vissute, prima di amarle. Resta, costante, la poesia. La purezza dello sguardo.

Sergio ha sempre girato per miracolo, angheriato da tutti e sprangato dall’industria. Ogni volta - quasi ogni volta - ha saputo consegnarci del carbone che vale più dei diamanti. Ma chi li vuole, i diamanti. Anneriamoci e ridiamo a squarciagola.

A mio avviso, i suo film più belli e crudeli sono Casotto e Il minestrone, quest’ultimo in una versione televisiva più lunga che straccia il cuore e libera lo spirito. Casotto è un Altman elementale e burino che rispetta tutte le regole del teatro aristotelico. Il minestrone è il suo manifesto picaresco e vitale, oltre che alimentare. Sergio amava i titoli semplici, i pasti frugali: Due pezzi di pane si chiama un altro suo film.

Poi fece Mortacci, una sorta di Casotto cimiteriale e delirante. Con un cast che se non lo si vede non ci si crede. Era un genio del casting. Negli ultimi anni si è un po’ spento, ha perso la mano. Ha cominciato a inciampare. Te lo credo: con tutti quei bastoni tra le ruote. Cartoni animati, Vipera, Fratella e sorello… insomma.

Mi viene in mente di quando gli fecero una domanda sulla sua idea di cinema. Lui rispose spiccio e romanesco: macché idea e idea. Devo filmare uno che mangia un pezzo di pane? Piazzo la camera davanti a lui e lo filmo. Frontale, senza tante storie. Che so’ tutti ’sti movimenti, ’sti effetti speciali? A me piacciono le cose semplici.

Parole sante. Quando muore uno come lui, ci vorrebbe una bestemmia a reti unificate.