La prima metà di settembre è una porzione di tempo che ha ovunque lo stesso valore. Più o meno. In Francia, tuttavia, questo ambaradan che mescola ritorno a scuola o al lavoro, lancio in grande stile di nuove iniziative, l’uscita dei film, dei libri o dei dischi clou, insomma l’inizio della rincorsa verso l’acme economico di fine dicembre reca un’etichetta ben precisa, percepita da tutti: rentrée. La rentrée è un momento incandescente che sopperisce alla grande frenata - e al bighellonaggio baladeur - del mese di agosto.
Da un’ottica prettamente editoriale, la rentrée 2005 non è una rentrée qualsiasi. Coincide col ritorno strombettante di Michel Houellebecq, che oltralpe è una celebrità. Un vip nell’accezione novelladuemila del termine. In un paese che legge, coccola la cultura e ama discutere su tutti i piani (dal becero all’universitario, senza che questo scarto di analisi implichi un sensibile scarto di pubblico), la riapparizione di una figura come Houellebecq è un evento. Atteso, vissuto intensamente, sottoposto a ogni sorta di filtro critico. Come si sa, questo ritorno consta di un tomo intitolato La possibilité d’une île, Fayard, 485 pagine, 22 euro.
Il nuovo romanzo di Michel trova il campo libero. Uscite diverse da quelle librarie, uscite di rilievo e fautrici di chiacchiere, ecco, non ce n’è. Takk dei Sigur Ros è un disco raffinato, magnifico, che non parla una lingua di questo mondo. Offre solo suoni su suoni. Su Paul McCartney (Chaos and creation in the back yard) e i Rolling Stones (A bigger bang) s’è già detto tutto il dicibile da 40 anni a questa parte. I cantanti francesi tacciono, anche se Cali ha il disco pronto. Al cinema c’è una calma piatta perfettamente rappresentata da Broken flowers di Jim Jarmush, una truffetta sbadigliante tutta costruita a monte: una pellicola di soli ingredienti e nessuna elaborazione. Vuoto, fermo, pressoché nullo. Per il resto, i grandi concerti sono finiti e la politica langue. Insomma, nel tran tran si parla di Houellebecq: métro boulot dodo.
Se ne parla, in realtà, da mesi e mesi. Un anno fa L’imbécile, ottimo magazin littéraire, analizzava la rentrée 2004 facendo perno sull’assenza di Houellebecq e su tutte le indiscrezioni concernenti il nuovo lavoro, che avrebbe dovuto chiamarsi solo Une île: prima il romanzo, poi il film da portare a Cannes 2006 per la regia di Michel in persona. Insomma chimico, poeta, saggista, romanziere, polemista, fotografo provetto, regista e chi più ne ha più ne metta. Sochmel che genietto a tutto tondo. In primavera Les Inrockuptibles, l’hebdo che più di tutti contribuì a creare il caso Houellebecq ai tempi delle Particelle elementari, ha fissato l’agenda dell’attesa per il nuovo romanzo proponendo un ricco numero monografico hors série con tanto di dvd allegato. Nel dvd c’era un’intervista esclusiva strappatagli in Almeria (sì, MH è in Spagna: credevate fosse in Irlanda, vero?) e un suo corto raccapricciante, La rivière. Cominciano ad apparire nuove fotografie. Foto buie e mosse, o semplicemente sfocate, recanti dei versi. Nel successivo supplemento degli Inrocks dedicato alla rentrée litteraire - agosto - si leggono, al solito, spezzoni dei migliori romanzi in uscita. Della Possibilité non si legge nulla: si vede qualcosa, però. Quasi un fotoromanzo lettrista. Il mistero resta fitto, un mistero che neanche internet riesce a sgretolare. Come dimostra anche Harry Potter, solo la letteratura resiste al peer to peer.
31 agosto: l’attesa finisce. Michel s’impadronisce delle librerie, nonostante la (consueta) ottima offerta dell’editoria francese, fatta di nomi non necessariamente noti e di un’impressionante equilibrio tra la qualità media (alta) e l’assorbimento da parte del mercato. A conti fatti, tuttavia, non ci sono titoli capaci di competere con La possibilité d’une île. Forse Paul Auster con Brooklyn follies, che però esce con Actes Sud, editore snob che non arriva nei supermercati. La Nothomb depone ovviamente il suo uovo. Stavolta si chiama Acide sulphurique, è stampato in corpo 18, è lungo 150 paginette e pare non dispensare sorprese. Coccodè. Il solo, vero avversario di Michel è Michel, o meglio: chi ha deciso di attaccarsi come mignatta alla corazzata "possibilité". Con diverse tattiche parassitarie: le ottime Editions du Rocher ripropongono il primo, superbo testo di Houellebecq - il suo saggio su Lovecraft - arricchito da una préface di Stephen King. Flammarion, colosso editoriale che s’è visto soffiare l’autore di punta da Fayard, spera di campare di rendita con i tascabili dei due romanzi precedenti, "particelle" e Piattaforma. Il primo, Estensione del dominio della lotta, uscì col piccolo Maurice Nadeau. L’edizione de poche è stata comunque venduta al grande circuito. E fino a qua tutto bene.
Poi si entra in libreria e si vede che intorno alla Possibilité (in copertina una foto notturna, luminescente, scattata da Michel) c’è un nugolo di libercoli e libroni che sbattono il muso dello Scrittore in prima pagina. Quattro, per l’esattezza. Tre sono merda pura: instant books assemblati a colpi di gossip, interviste a ex fidanzate e altra paccottiglia da scandalo di questa fava. Del quarto abbiamo già parlato. E’ un libro di Arrabal uscito in Spagna lo scorso marzo, anch’esso fatto col taglia e incolla, ma almeno è un bricolage panico e patafisico. Il libro si chiude con due testi inediti assenti nell’edizione spagnola: uno di Arrabal (Requiem pour la mort de Dieu) e uno di Houellebecq, Le temps. Di entrambi si possono sfogliare anche i manoscritti per puro feticismo grafologo. L’editore è piccolo e dignitoso, Le cherche midi. Nelle prossime settimane rischierò la chiusura del blog pubblicando a poco a o poco tutte e 24 le quartine della poesia di Houellebecq. Sorpresa: il fotoromanzo lettrista pubblicato da Les Inrockuptibles univa 24 foto inedite con i 24 versi finali delle quartine. Sia chiaro, sempre furberia è. Le temps e il romanzo non sono intersecati. Tra tutti i libri mignatta, quello di Arrabal ha l’unico pregio dell’avallo dell’Autore sucato. Che, diciamocelo, mignatte o non mignatte è un po’ mignotta, e sa tirarsela alla grande.
La possibilité d’une île è un libro molto lungo. Lo sto leggendo. Più che complesso e illuminante sembra solo denso e chiacchierone, quasi che Houellebecq abbia voluto dimostrare di non essere stato con le mani in mano. Ha scritto tanto, quasi una topografia (riassuntiva?) del suo universo e del suo pensiero. Ne riparlerò a libro finito. Quello che sorprende è la pochezza della critica francese, che di testata in testata ha tentato maldestramente di montare qualche scandaluccio privo di fondamento, inventando di sana pianta a partire dalle linee generiche della trama. Motivo: Michel in televisione ha parlato poco, non ha detto nulla, ha tentennato e ha fatto il coglione. Motivo: nessuna copia del libro è arrivata alle redazioni dei giornali prima dell’uscita in libreria. Conseguenza: nessun giornalista ha avuto tempo o voglia di leggere davvero tutte le sue 485 pagine. Ma le regole della stampa sono ferree, e qualcosa bisogna bisogna pure buttar fuori. Probabilmente solo quelli de Les Inrockuptibles conoscevano il testo prima dell’uscita, eppure sono stati gli unici a non recensirlo nel senso canonico del termine. Si sa che sono "vicini" all’autore, e un loro entusiasmo sarebbe parso bulgaro. Non l’hanno nemmeno messo in cima alla lista dei libri consigliati.
Questa, in soldoni, la rentrée 2005 targata Houellebecq. Senza mai dimenticare La rentrée diretta da Franco Angeli e interpretata da Francesco Salvi: un film con i controfiocchi che s’inserisce senza vergogna nel grande sottogenere pugilistico fatto di arcate che schizzano rosso e zigomi viola: Paul Newman, Sylvester Stallone, Robert De Niro, Hilary Swank, Russell Crowe, Francesco Salvi: ecco la scala al paradiso del cazzotto su grande schermo. Sock!