Archivio per la Categoria oreilles trouvées sur les prés

sedicesimi da tagliare

Pubblicato su oreilles trouvées sur les prés il Gennaio 3, 2008 da Simone Buttazzi

L’editore ci tiene a segnalare che questo "racconto di fate per adulti" è una finzione fantasmatica che rischia di di urtare alcune sensibilità. Visto che l’opera non è stata tagliata in sede tipografica, è preferibile, per aprirla, che usiate uno strumento affilato piuttosto che il dito.

Alain Robbe-Grillet è un grande vecchio della cultura (radical chic?) d’Oltralpe. Negli anni ‘50, a partire da Les gommes (1953), rappresentò la grande novità sugli scaffali delle librerie, con le sue narrazioni schiacciate sulla superficie degli oggetti, meticolose e disumanizzate. Il nouveau roman. Un titolo per tutti, splendido: La jalousie, Editions de Minuit, 1957. Quattro anni più tardi scrisse insieme ad Alain Resnais L’année dernière à Marienbad, racconto cerebrale, ossessivo, chiuso in interni sontuosi e labirintici e in un tempo cortocircuitato, coatto a ripetersi. Senza un film come Marienbad, Peter Greenaway non avrebbe mai girato un fotogramma. All’indomani del successo del film di Resnais, Robbe-Grillet tentò a sua volta la carta del cinema nei doppi panni di regista e sceneggiatore. L’Immortelle (1963), Trans-Europ-Express (1966), L’homme qui ment (1968), L’Eden et après (1971), Glissements progressifs du plaisir (1974), Le Jeu avec le feu (1975) sono film gelidi e "costruiti", con un’attenzione inedita al suono e al bruitage - disturbi, intermittenze, primi piani uditivi apparentemente immotivati - e uno spostamento progressivo verso un cinema porno che Robbe-Grillet non ha mai avuto il coraggio di sposare. Un po’ come Visconti, fatto un mutatis mutandis delle pulsioni.

Dal 1961 in poi Robbe-Grillet non ha abbandonato la letteratura sebbene non sia stato più in grado di rinnovarsi, né di pubblicare storie prive di impalcature bene in vista. Ed ecco nell’autunno del 2007, cinquant’anni dopo La gelosia, un nuovo romanzo. Sentimentale, quindi erotico, fantasmatico, quindi al contempo rarefatto e carnale, che il furbo editore Fayard fa uscire con un escamotage in grado di far sbavare qualsiasi bibliofilo. Per leggerlo bisogna armarsi di tagliacarte. I maligni sostengono che conviene lasciarlo incellophanato, coi sedicesimi intatti e l’aurea feticista non intaccata da una lettura, malignano, destinata a deludere.

tutto qua?

Pubblicato su oreilles trouvées sur les prés il Novembre 15, 2007 da Simone Buttazzi

Kitschalarm rosso fuoco - e fuori tempo massimo - per l’ultimo album di Amanda Lear, che ha visto la luce al neon dei negozi solo in Francia. Si chiama With Love (2006) e contrariamente alla media dei compact disc in circolazione vale la pena dell’acquisto solo per il libretto. Libretto in cui campeggia un sorridente manichino che ha le fattezze di Amanda Lear. Anzi no: è proprio Amanda Lear. In botulino e ossa acciaccate. Incappai nell’album per caso, cercando in rete coperture e riletture di un brano di Jerry Leiber e Mike Stoller, anno 1969, che mi si conficcò nel cranio dopo molteplici visioni di After Hours (1985). Scorsese lo usa nel pre-finale, quando Griffin Dunne incontra Verna Bloom nel locale deserto. Il brano, esistenzialista con brio, è Is That All There Is?, reso celebre dall’interpretazione di Peggy Lee. Trattasi di una ballata recitata il cui motto è: la vita è tutta qui? Se la vita è tutta qui, amici, allora balliamo e prendiamoci la ciucca, che tanto di meglio da fare non c’è. E se la versione di Peggy Lee resta insuperata, merita almeno una segnalazione quella trattenuta e trista di Pj Harvey incisa per la colonna sonora di Basquiat (1999)… e naturalmente quella di Amanda, che martoria le note di Leiber e Stoller con impassibile, atonale androginia.

ScriptGenerator©®

Pubblicato su oreilles trouvées sur les prés il Settembre 9, 2007 da Simone Buttazzi

Il n’y a plus d’art, seulement des hobbies. Plus de beau: du joli. Plus de spectateurs: des amis. Recita così la quarta di Bande alternées, Fayard, 2006, terzo romanzo di Philippe Vasset. Laureato in filosofia, arso dal fuoco di internet e ossessionato dalle carte geografiche e dall’idea stessa del mappare, Vasset ha esordito nel 2003 con Exemplaire de démonstration, pubblicato in Italia da Minimum Fax nel 2006 con il titolo Il generatore di storie. Il libro parla, per l’appunto, di un software in grado di generare non solo storie (racconti, romanzi, sceneggiature, videogiochi: tutto ciò che è narrativo) ma anche gli autori delle stesse. Con i loro tic e le loro biografie letterariamente plausibili. Come il computer-dio ipotizzato da Fredric Brown in Answer, ScriptGenerator©®™ attinge da tutto ciò che è stato scritto nella storia dell’umanità, ed è in grado di produrre nuove trame in base alle uniche regole che contano, oramai: quelle del mercato. Il titolo Exemplaire de démonstration gioca sul piano meta-, in quanto indica da un lato la "copia per consultazione" dei libri incellophanati, dall’altro, (e questo è uno spolier), è una vera e propria dimostrazione di ciò che ScriptGenerator©®™ è in grado di fare. Con la narrazione sintetica che si alterna ai 47 punti del manuale d’uso del Generatore di storie.

E se Exemplaire de démonstration è una storia macchinica - il sottotitolo è Machines, I - i due romanzi successivi non sono da meno. Carte muette (2004) narra di un manipolo di eroi degni di Jules Verne che vogliono cartografare l’intero web mondiale. Bandes alternées ipotizza la creazione di un’opera "mondiale", assemblata grazie alle possibilità offerte dalla rete e dalle tecnologie digitali. Una proiezione orwelliana in cui il massimo di democrazia - sulla carta - diventa un inferno, una babilonia innescata da una saturazione di velleità artistiche. Arriviamo infine alla rentrée littéraire di quest’anno, che vede Vasset in prima linea con Un livre blanc, romanzo non romanzo, balade urbana e cartomaniaca il cui protagonista non fa che vagare per Parigi in cerca dei "punti bianchi" della mappa cittadina, quelle terre di nessuno, quei luoghi adorati da Ballard o da Marc Augé in cui non dovrebbe esserci nulla. E invece c’è sempre qualcosa.

La rentrée

Pubblicato su oreilles trouvées sur les prés il Settembre 17, 2005 da Simone Buttazzi

La prima metà di settembre è una porzione di tempo che ha ovunque lo stesso valore. Più o meno. In Francia, tuttavia, questo ambaradan che mescola ritorno a scuola o al lavoro, lancio in grande stile di nuove iniziative, l’uscita dei film, dei libri o dei dischi clou, insomma l’inizio della rincorsa verso l’acme economico di fine dicembre reca un’etichetta ben precisa, percepita da tutti: rentrée. La rentrée è un momento incandescente che sopperisce alla grande frenata - e al bighellonaggio baladeur - del mese di agosto.

Da un’ottica prettamente editoriale, la rentrée 2005 non è una rentrée qualsiasi. Coincide col ritorno strombettante di Michel Houellebecq, che oltralpe è una celebrità. Un vip nell’accezione novelladuemila del termine. In un paese che legge, coccola la cultura e ama discutere su tutti i piani (dal becero all’universitario, senza che questo scarto di analisi implichi un sensibile scarto di pubblico), la riapparizione di una figura come Houellebecq è un evento. Atteso, vissuto intensamente, sottoposto a ogni sorta di filtro critico. Come si sa, questo ritorno consta di un tomo intitolato La possibilité d’une île, Fayard, 485 pagine, 22 euro.

Il nuovo romanzo di Michel trova il campo libero. Uscite diverse da quelle librarie, uscite di rilievo e fautrici di chiacchiere, ecco, non ce n’è. Takk dei Sigur Ros è un disco raffinato, magnifico, che non parla una lingua di questo mondo. Offre solo suoni su suoni. Su Paul McCartney (Chaos and creation in the back yard) e i Rolling Stones (A bigger bang) s’è già detto tutto il dicibile da 40 anni a questa parte. I cantanti francesi tacciono, anche se Cali ha il disco pronto. Al cinema c’è una calma piatta perfettamente rappresentata da Broken flowers di Jim Jarmush, una truffetta sbadigliante tutta costruita a monte: una pellicola di soli ingredienti e nessuna elaborazione. Vuoto, fermo, pressoché nullo. Per il resto, i grandi concerti sono finiti e la politica langue. Insomma, nel tran tran si parla di Houellebecq: métro boulot dodo.

Se ne parla, in realtà, da mesi e mesi. Un anno fa L’imbécile, ottimo magazin littéraire, analizzava la rentrée 2004 facendo perno sull’assenza di Houellebecq e su tutte le indiscrezioni concernenti il nuovo lavoro, che avrebbe dovuto chiamarsi solo Une île: prima il romanzo, poi il film da portare a Cannes 2006 per la regia di Michel in persona. Insomma chimico, poeta, saggista, romanziere, polemista, fotografo provetto, regista e chi più ne ha più ne metta. Sochmel che genietto a tutto tondo. In primavera Les Inrockuptibles, l’hebdo che più di tutti contribuì a creare il caso Houellebecq ai tempi delle Particelle elementari, ha fissato l’agenda dell’attesa per il nuovo romanzo proponendo un ricco numero monografico hors série con tanto di dvd allegato. Nel dvd c’era un’intervista esclusiva strappatagli in Almeria (sì, MH è in Spagna: credevate fosse in Irlanda, vero?) e un suo corto raccapricciante, La rivière. Cominciano ad apparire nuove fotografie. Foto buie e mosse, o semplicemente sfocate, recanti dei versi. Nel successivo supplemento degli Inrocks dedicato alla rentrée litteraire - agosto - si leggono, al solito, spezzoni dei migliori romanzi in uscita. Della Possibilité non si legge nulla: si vede qualcosa, però. Quasi un fotoromanzo lettrista. Il mistero resta fitto, un mistero che neanche internet riesce a sgretolare. Come dimostra anche Harry Potter, solo la letteratura resiste al peer to peer.

31 agosto: l’attesa finisce. Michel s’impadronisce delle librerie, nonostante la (consueta) ottima offerta dell’editoria francese, fatta di nomi non necessariamente noti e di un’impressionante equilibrio tra la qualità media (alta) e l’assorbimento da parte del mercato. A conti fatti, tuttavia, non ci sono titoli capaci di competere con La possibilité d’une île. Forse Paul Auster con Brooklyn follies, che però esce con Actes Sud, editore snob che non arriva nei supermercati. La Nothomb depone ovviamente il suo uovo. Stavolta si chiama Acide sulphurique, è stampato in corpo 18, è lungo 150 paginette e pare non dispensare sorprese. Coccodè. Il solo, vero avversario di Michel è Michel, o meglio: chi ha deciso di attaccarsi come mignatta alla corazzata "possibilité". Con diverse tattiche parassitarie: le ottime Editions du Rocher ripropongono il primo, superbo testo di Houellebecq - il suo saggio su Lovecraft - arricchito da una préface di Stephen King. Flammarion, colosso editoriale che s’è visto soffiare l’autore di punta da Fayard, spera di campare di rendita con i tascabili dei due romanzi precedenti, "particelle" e Piattaforma. Il primo, Estensione del dominio della lotta, uscì col piccolo Maurice Nadeau. L’edizione de poche è stata comunque venduta al grande circuito. E fino a qua tutto bene.

Poi si entra in libreria e si vede che intorno alla Possibilité (in copertina una foto notturna, luminescente, scattata da Michel) c’è un nugolo di libercoli e libroni che sbattono il muso dello Scrittore in prima pagina. Quattro, per l’esattezza. Tre sono merda pura: instant books assemblati a colpi di gossip, interviste a ex fidanzate e altra paccottiglia da scandalo di questa fava. Del quarto abbiamo già parlato. E’ un libro di Arrabal uscito in Spagna lo scorso marzo, anch’esso fatto col taglia e incolla, ma almeno è un bricolage panico e patafisico. Il libro si chiude con due testi inediti assenti nell’edizione spagnola: uno di Arrabal (Requiem pour la mort de Dieu) e uno di Houellebecq, Le temps. Di entrambi si possono sfogliare anche i manoscritti per puro feticismo grafologo. L’editore è piccolo e dignitoso, Le cherche midi. Nelle prossime settimane rischierò la chiusura del blog pubblicando a poco a o poco tutte e 24 le quartine della poesia di Houellebecq. Sorpresa: il fotoromanzo lettrista pubblicato da Les Inrockuptibles univa 24 foto inedite con i 24 versi finali delle quartine. Sia chiaro, sempre furberia è. Le temps e il romanzo non sono intersecati. Tra tutti i libri mignatta, quello di Arrabal ha l’unico pregio dell’avallo dell’Autore sucato. Che, diciamocelo, mignatte o non mignatte è un po’ mignotta, e sa tirarsela alla grande.

La possibilité d’une île è un libro molto lungo. Lo sto leggendo. Più che complesso e illuminante sembra solo denso e chiacchierone, quasi che Houellebecq abbia voluto dimostrare di non essere stato con le mani in mano. Ha scritto tanto, quasi una topografia (riassuntiva?) del suo universo e del suo pensiero. Ne riparlerò a libro finito. Quello che sorprende è la pochezza della critica francese, che di testata in testata ha tentato maldestramente di montare qualche scandaluccio privo di fondamento, inventando di sana pianta a partire dalle linee generiche della trama. Motivo: Michel in televisione ha parlato poco, non ha detto nulla, ha tentennato e ha fatto il coglione. Motivo: nessuna copia del libro è arrivata alle redazioni dei giornali prima dell’uscita in libreria. Conseguenza: nessun giornalista ha avuto tempo o voglia di leggere davvero tutte le sue 485 pagine. Ma le regole della stampa sono ferree, e qualcosa bisogna bisogna pure buttar fuori. Probabilmente solo quelli de Les Inrockuptibles conoscevano il testo prima dell’uscita, eppure sono stati gli unici a non recensirlo nel senso canonico del termine. Si sa che sono "vicini" all’autore, e un loro entusiasmo sarebbe parso bulgaro. Non l’hanno nemmeno messo in cima alla lista dei libri consigliati.

Questa, in soldoni, la rentrée 2005 targata Houellebecq. Senza mai dimenticare La rentrée diretta da Franco Angeli e interpretata da Francesco Salvi: un film con i controfiocchi che s’inserisce senza vergogna nel grande sottogenere pugilistico fatto di arcate che schizzano rosso e zigomi viola: Paul Newman, Sylvester Stallone, Robert De Niro, Hilary Swank, Russell Crowe, Francesco Salvi: ecco la scala al paradiso del cazzotto su grande schermo. Sock!

Qui, parmi vous, mérite la vie éternelle?

Pubblicato su oreilles trouvées sur les prés il Settembre 14, 2005 da Simone Buttazzi

In un libro -intervista di Fernando Arrabal a Michel Houellebecq c’è un testo inedito di Michel.

S’intitola Le temps ed è una poesiola in rima, come ai tempi de La poursuite du bonheur.

L’ultimo verso la chiarisce e getta luce su un tomo di 500 pagine uscito sul mercato francese 15 giorni fa:

la possibilité d’une île.

Arrabal è il regista di Correrò come un cavallo pazzo, nonché fratello panico di Jodorowsky. Siate i benvenuti nella vita eterna, amici miei. Così comincia il tomo.