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Pubblicato su cose serie il Gennaio 6, 2008 da Simone Buttazzi



Il motto della giornata è stato Differenza, Diritto e Libertà. L’oratore più convincente, il signor sindaco Klaus Wowereit, frocio (Schwul), celebre per aver accompagnato l’informazione (frocio) all’aforisma "und das ist gut so", e va bene così. [snocciolato al 42' del discorso al congresso dell'SPD berlinese nel giugno 2001]. La Germania è uno di quei Paesi in cui un aforisma siffatto genera solo plauso e magliette. E va bene così. Il discorso del sindaco è stato conciso e ficcante. Poche parole chiave: Gemeinschaft (comunità, il collettivo, l’insieme), Gesellschaft (la società, intesa come luogo di confronto), Toleranz (contro ogni forma di discriminazione). Il sindaco ha affiancato Il discorso sull’universo schwulesbisch - gaylesbico, diremmo noi, o meglio LGBT - a quello riguardante tutte le minoranze. Il riconoscimento della diversità (libera, sempre) e la sua integrazione tramite gli strumenti del diritto e di un comportamento sociale responsabile e aperto, ha detto Klaus, non sono Aufgaben (doveri, consegne, incombenze) di pochi. Riguardano tutti. Ed è proprio in un contesto di Gemeinschaft, all’interno di una Gesellschaft viva e attenta, che le questioni minoritarie diventano maggioritarie. Minoranza e maggioranza si fondono per diventare un’unica maggioranza che non esclude nessuno e non tollera discriminazioni di sorta. Wowereit ha concluso con un richiamo positivo alla Spagna di oggi, e uno dolente alla Russia, sempre di oggi, dove se provi a manifestare da frocio ti arrivano i manganelli sulla capa.
Al Christopher Street Day si è parlato anche di HIV e di AIDS. Cliccando l’immagine soprastante, si ottiene la fotografia del morbo in Germania aggiornata al 2005. Sono dati del prestigioso Robert Koch Institut. La situazione non è molto diversa da quella italiana. Il problema è che più di un terzo dei nuovi casi vengono registrati nella capitale. A causa di condotte sessuali scriteriate, assassine e inspiegabilmente modaiole (leggi bareback) e di altre analoghe quisquilie, a Berlino c’è da mettersi le mani nei capelli.
Rimando anche a due esaustivi post di Maurizio: uno sulla parata, uno su Klaus… bricolato con sgarrupatissimi prelievi da un flusso di riprese video (danke, M.Pravda)
Sotto casa è festa grande. Gioia sui visi, strade brulicanti, musica a palla e fumana di griglie. M’ingozzo di cus cus per mettere a tacere l’appetito carnivoro ritornante. Pussa via, saliva in eccesso. I ragazzini turchi scorrazzano e si fanno intervistare dai documentaristi. Fogli da firmare ovunque, per dire sì a fior di newsletter e alla lotta per gli 8 euro netti all’ora, no alla privatizzazione di una scuola di quartiere, ai nazisti residui, al nucleare. Distribuiscono gratis la Junge Welt. Voglio anch’io il palloncino rosso della SPD. Male che vada quello verde dei Gruenen. O, meglio, il palloncino rubizzo dei cari Linke - per bimbi che puntano i piedi e dicono la loro, perché la rivoluzione non russa. In assenza di un 25 aprile, il primo maggio in Germania assume valenze potenti. Soprattutto qua.
Al di là di considerazioni prettamente a priori - il genere e la provenienza - che fanno di Angela Merkel un caso "bastevole in sé" e storicamente interessante, non posso che pensare:
* al suo programma e alla sua campagna elettorale
* alle elezioni e alla successiva brodaglia
* alla Grande Coalizione e al suo futuro
e nel farlo agguanto un libricino arancione, dal titolo Sillogismi dell’amarezza.
L’autore scrive che
la capacità di resistenza dei tedeschi non conosce limiti, perfino nella pazzia: Nietzsche sopportò la sua per undici anni, Hoelderlin per quaranta (pag.13).
e anche che
tutte le acque sono color dell’annegamento (pag.50).
Blub, blub. E.M.Cioran
Come vola il tempo, e come cambiano le leggi elettorali inutilmente e impunemente. Anzi: sfacciatamente e impunemente. Siamo a domenica sedici ottobre e la coalizione di centro sinistra chiama tutti i suoi potenziali elettori a esprime una preferenza su colui/colei che sarà il candidato premier alle prossime elezioni politiche. Ruolo che, nonostante gli scompigliamenti di carte della ventitreesima ora, resta chiaro e comprensibile a tutti.
Si tratta ovviamente di una formalità. E di un piccolo vizio di forma. E’ scontato che a queste primarie vinca Prodi ed è bene ricordare che sta al capo dello stato nominare il presidente del consiglio, dopo le Politiche. Nomina prevedibile quanto si vuole, a spoglio ultimato, ma in tempi cannibali e barbarici (borghezi e calderoli e altri sinonimi) mi pare salutare mantenere intatti i poteri del presidente della repubblica, garante fin troppo sbeffeggiato di cose di poco conto come la costituzione, la nostra storia democratica e così via, e non insisto per non aizzar sbadigli e pigre annuenze.
La primaria dell’Unione serve a due cose: calibrare il programma da presentare alle Politiche e finanziare la campagna. Il problema non è se e quanto vincerà Prodi, ma con quali percentuali "perderanno" gli altri concorrenti, cioè a dire quanto peso avrà Rifondazione, ad esempio, o i Verdi, al momento di settare e chiudere l’agenda dell’Unione. Non è una questione ininfluente. I sette programmi presentati differiscono in spirito e anche in contenuti.
Una scelta da ponderare. In cabina.
P.S. i seggi non coincidono con quelli soliti. Basta visitare il sito locale dei DS per capire dove bisogna recarsi.
Si è concluso definitivamente il voto tedesco. Ha votato anche Dresda, 219.000 aventi diritto; consultazione rimandata per via della morte della candidata locale dei Nationalen, cioè a dire NPD, cioè a dire estrema destra (con lieve eufemismo).
Risultati: vince di poco la CDU, ma la SPD non perde colpi. Eterno ritorno dell’incerto. Gli amici della Merkel arrivano a 226 seggi contro 222, guadagnondone uno rispetto all’altroieri. L’enigma governo non si sbroglia. Anche a Dresda i Linke fanno un’egregia figura, la FDP si conferma in un ruolo analogo all’AN italiota e i Verdi, colpevoli di scarsa spina dorsale, subiscono una forte flessione. Nel frattempo Schröder non molla e tuona che trattasi di una "bojata totale", che tocca ancora a lui guidare il Paese, mentre nella CDU si pensa al successore della Merkel, ormai ridotta a cartuccia bruciacchiata e fradicia: forse Koch, governatore dell’Assia; forse Wulff, governatore della Bassa Sassonia. Un giuoco di vasi comunicanti tra SPD e il PDS di Lafontaine potrebbe ribaltare la situazione o almeno pareggiarla definitivamente, ma sarebbe una mossa davvero troppo bassa. Come si ciancica da settimane, la Grande Coalizione pare l’unica scappatoia. Con Cancelliere da scegliere convocando la bambina bendata e la ruota del Lotto. Purtroppo il primo esempio di Grosse Koalition (36 anni fa) nasceva in un contesto storico e politico più sensato ed emotivamente propenso ad abracci super partes. Attualmente regna solo lo stato confusionale. Astioso, deleterio. Il quindicesimo anniversario della Einheit scocca senz’allegria. Quando, se non ora, darsi una mossa? Ci vuole carta moschicida per soluzioni geniali.
C’è fermento e garbuglio. La situazione politica tedesca è ormai un cubo di Rubik, con ipotesi immaginifiche che vanno dalla Grande Coalizione sessantottina - matrimonio tra pachidermi o, come dicono là, soluzione "all’italiana" - a quella semaforica, fino alla giamaicana. Lafontaine a parte (messo da -), sembra che le carte in tavola abbiano tutte lo stesso valore e il medesimo dna: inconcludenza. Gerhard si tira indietro a patto che lo faccia anche Angie (che pena, a ripensarci, quei cartelli ai comizi: "Angie") e Joschka Fischer, star piaciona del Bundesparterre, esce dai Verdi perché pare siano disposti a incastonarsi con la CDU-CSU sposandone alcune posizioni chiave. Turchia fuori dalla UE, ad esempio. Insomma, un panorama come quello che si vede dal TGV Milano-Parigi: un morphing senza sosta, un blur infinito. Fotografare dei contorni definiti è impossibile. La Zeit ha intervistato Guenter Grass a tale proposito. Grande intervista. Grass è apertamente schierato con Schroeder ma il suo pensiero è analitico, mai bulgaro. E in Italia? Se in Germania assistiamo a un nuovo farraginoso inizio qua in italietta, se iddio vuole, la locomotiva di merda secca è arrivata al capolinea. Scendere, prego. E sparire.
Un ultimo pensierino sulle politiche ormai prossime. Vada come vada, è chiaro che il profilo politico italiano sta cambiando: sia l’Unione che la CDL si presenteranno agli elettori con un aspetto, più che raffazzonato, fondamentalmente immaturo. La realtà è che sia a sinistra (leggi Rutelli) sia a destra (leggi Follini) ci sono forze centripete non riottose: secessioniste. Una secessione convergente che punta alla Balena Bianca. Noi italiani ce l’abbiamo nel sangue, Moby Dick. E’ quello che vogliamo. Destra e sinistra, davvero, non hanno più alcun significato. Questa deriva dei continenti - frenata proprio per via delle elezioni imminenti: per non generare ulteriore caos - è inevitabile. E se sbaglio mi corriggerete. Voteremo quindi delle coalizioni ipocrite e farinose. E appena il clima si raffredderà, allora ci sveglieremo da sonni inquieti e ci troveremo bacarozzi: con una sinistra sinistra (con due anime: "istituzionale" e "disobbediente"), un centro gigantesco e vorace e una destra destra, sempre che AN si ricompatti. Nel centro ci metterei anche la Lega, perché il suo spirito è quello: centrismo con la pistola. E un sano bicchiere di piscio (acqua del Po) con cui brindare a nuove malefatte. Tutto questo, si badi bene, senza Forza Italia. Perché il suo creatore sarà a Tahiti, e la creatura andrà alla deriva tra i ghiacci dell’Artico. Aloha.