Zitty, che è un po’ il Time Out berlinese, propone una classifica così concepita: i trenta omosessuali più importanti di Berlino. Fissi e non, cioè a dire chi ci vive tutto l’anno e chi, come Rufus Wainwright o Jake Shears dei Scissor Sisters, ha giusto un pied-à-terre dove passare qualche fine settimana. Un concetto ben sviscerato dalla vecchia canzone di Hildegard Knef, attrice leggendaria e icona della schwulkultur: Ich hab’ noch einen Koffer in Berlin. Ho ancora una valigia a Berlino. Segue selezione dalla ricca lista:
* trentesima posizione: Monique Berger, organizzatrice della serata Café Fatal nello storico locale SO36, a Kreuzberg. Danze antiquate a suon di Schlager (la musicaccia popolare tedesca), sotto il segno dell’ironia.
* ventinovesima posizione: Rosa von Praunheim, regista militante fin dal 1971. Suo, fra le altre cose, l’esilarante cortometraggio Can I be you Bratwurst, please? (1999), avente come protagonista Jeff Stryker, star del porno gay.
* diciannovesima posizione: Peter Plate, cantante dei Rosenstolz, duo adorato dai gay crucchi. Plate combatte da anni come un leone per i diritti della comunità LGBT. Non aggiungo "Q" perché sennò mi sa di LHOOQ.
* diciottesima posizione: Guido Westerwelle, segretario della FDP, partito di centro-destra la cui collocazione nello spettro parlamentare è assimilabile a quella di Forza Italia, ma con un peso elettorale analogo a quello di AN. Paragoni nonostante, trattasi di un partito rispettabile. Guido fece coming out nel 2004 in compagnia del suo fidanzato, presentandosi simpaticamente come Tante Guido, cioè a dir Zia Guido. Con un altro paragone forzato, il buon Guido è una sorta di Cecchi Paone che non ha bisogno di aggrapparsi a concetti peregrini come l’omoaffettività.
* sedicesima posizione: Matthias Landwehr, agente letterario con un fiuto infallibile. Grazie a lui, soggetti come Wladimir Kaminer (il Nori tedesco, di origine russa) o Florian Illies sono diventati dei casi letterari.
* tredicesima posizione: Norbert Bisky, signor pittore che porta innanzi un discorso estetico legato a doppio filo con la vecchia propaganda giovanile della DDR (vedasi figura)
* decima posizione: Thomas Hermanns, fondatore del Quatsch Comedy Club, fulcro della comicità schwul. Un fenomeno culturale di portata nazionale, che setta l’agenda ridarola gay al pari della serie britannica Absolutely fabulous.
* nona posizione: Gloria Viagra, "drag queen politica". Regina della notte e delle dimostrazioni diurne di piazza.
* ottava posizione: Norbert Thormann e Michael Teufele, i re della notte. Fondatori del Berghain, il locale notturno assurto a sinonimo del clubbing galattico. O così dicono.
* settima posizione: Bruno Gmünder, editore. La guida Spartacus l’ha inventata lui nel 1987.
* quarta posizione: Wieland Speck, a capo della sezione Panorama del festival di Berlino. Anche lui ebbe una grande idea nel 1987: dare uno spazio fisso al cinema gay nell’ambito della Berlinale, e assegnare annualmente il Teddy Award, premio trasversale (interessa tutte le sezioni del festival) deciso dai voti del pubblico.
* terza posizione: Volker Beck, politico dei Verdi. Se in Germania ci si può sposare anche tra persone dello stesso sesso, è anche e soprattutto merito suo e del suo lavoro svolto sotto l’amministrazione Schröder.
* prima posizione: il sindaco. Ich bin schwul - und das ist auch gut so.