il vicino

Si chiama The Air Is On Fire ed è una mostra in giro per il mondo che ha mosso i primi passi alla Fondazione Cartier di Parigi, da sempre appassionata di croste e scatti lynchiani. E dico croste non perché siano malvage, anzi. Negli ultimi anni l’uomo di Missoula, Montana, si è dato con fervore a una pittura che mischia soggetti cinematici con materiali à la Prampolini, ovvero, banalmente, l’uso di oggetti e materiali "grossi e grossolani" sulla tela. Grumi di pittura. Scarpe e pantaloni incollati. Rametti dipinti di rosso e conficcati sul soggetto per rappresentare fiotti di sangue. Lynch ha un personaggio ricorrente, tale Bob - lo stesso di Blue Bob? - che si trova nelle situazioni più disparate. A volte incontra il capufficio (un mostro con dadi che fluttuano nella panciona trasparente) altre volte gli esplode il petto in un negozio vuoto, con la vetrina che dà sulla high street. Trattasi di tele piuttosto lettriste, in cui i titoli o i vaneggiamenti dei soggetti vagano sulla superficie dipinta come le lettere di The Alphabet, il suo corto del 1970. Vagando per The Air Is On Fire s’incontrano questi e altri quadri, montati su strutture metalliche aventi enormi tendaggi monocromi come sfondo. I dipinti più datati sono grigio-neri, e il tema ricorrente è la caa minacciata da una presenza esterna non ben identificata.

Tra le foto, oltre a nudi dada à la Man Ray immersi nel fumo - o che emettono fumo - ci sono panorami e dettagli industriali scattati in Polonia e sul confine con la Germania al tempo delle riprese europee di INLAND EMPIRE. E ancora: un salotto degno di Rabbits, un’installazione improvvisata con l’estintore in loco, pulsanti che sprigionano  droni e suoni metallici, una ridda di materiali vari (bigliettini, dattiloscritti, giringiri di matita) testimoni di cosa gli è passato per la testa più o meno tra il 1975 e il 1995. Last and best: una saletta cinematografica allestita come il palcoscenico della Radiator Lady di Erasehead, con un programmino da leccarsi i baffi. Cioè a dire: Six Figures Getting Sick, The Alphabet, The Grandmother e il meglio della sua produzione internettiana: gli otto episodi di Dumbland, The Darkened Room, Boat e alcuni esperimenti in digitale.

Menzione speciale merita Out Yonder Neighbor Boy, corto girato nel giardino di casa (dove sennò?) con suo figlio ormai cresciuto: l’ultima volta l’avevamo visto nell’episodio IX di Twin Peaks, nei panni del "bambino col mais nelle mani". Il video è in bianco e nero. Lynch senior e Lynch junior stanno seduti tutto il tempo e parlano con le loro vocette stridule rese ancora più stridule, per tacere del letale accento del Mid-West e di un ricorso volontario e fumettistico al verbo "to be" non coniugato. Nei dieci minuti di Neighbor Boy succede questo: i due parlano a vanvera, citano il figlio del vicino e la carenza di latte, d’improvviso arriva il succitato figlio del vicino nella forma di un’ombra (digitale) gigantesca che se ne va dopo aver loro rubato il latte residuo. Alla fine arriva udiamo passare la cavalleria. Qua si trova un breve assaggio del video: un’autentica chicca per chi ama il Lynch corto e selvaggio, che ha ritrovato nella rete l’ispirazione delle origini.

4 Risposte to “il vicino”

  1. Zonekiller Dice:

    Mi piace intrufolarmi nel subconscio della gente. tuffarmi in quello spazio infinito che si trova dietro le loro facce. Farmi domande su quel che pensano, su cosa sentono. Non c’è niente di più straordinario che osservare e parlare a persone psicologicamente perturbate. Mi piace la loro compagnia (David Lynch)
    Non posso che confermare e …visto il mestiere che faccio…parlo a ragion veduta…

  2. Simone Buttazzi Dice:

    non c’entra niente ma volevo dirti che ho molto apprezzato questo post:

    http://scaglie.blogspot.com/2007/12/artifizi-cinematografici.html

  3. Zonekiller Dice:

    Grazie! Ma ormai devo andare in clinica per disassuefarmi dal blog…aprirlo è stato come sprigionare un geiser…la malattia…eh, la malattia…

  4. Simone Buttazzi Dice:

    ci vuole disciplina e misura. anche in questo!

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