sedicesimi da tagliare
Alain Robbe-Grillet è un grande vecchio della cultura (radical chic?) d’Oltralpe. Negli anni ‘50, a partire da Les gommes (1953), rappresentò la grande novità sugli scaffali delle librerie, con le sue narrazioni schiacciate sulla superficie degli oggetti, meticolose e disumanizzate. Il nouveau roman. Un titolo per tutti, splendido: La jalousie, Editions de Minuit, 1957. Quattro anni più tardi scrisse insieme ad Alain Resnais L’année dernière à Marienbad, racconto cerebrale, ossessivo, chiuso in interni sontuosi e labirintici e in un tempo cortocircuitato, coatto a ripetersi. Senza un film come Marienbad, Peter Greenaway non avrebbe mai girato un fotogramma. All’indomani del successo del film di Resnais, Robbe-Grillet tentò a sua volta la carta del cinema nei doppi panni di regista e sceneggiatore. L’Immortelle (1963), Trans-Europ-Express (1966), L’homme qui ment (1968), L’Eden et après (1971), Glissements progressifs du plaisir (1974), Le Jeu avec le feu (1975) sono film gelidi e "costruiti", con un’attenzione inedita al suono e al bruitage - disturbi, intermittenze, primi piani uditivi apparentemente immotivati - e uno spostamento progressivo verso un cinema porno che Robbe-Grillet non ha mai avuto il coraggio di sposare. Un po’ come Visconti, fatto un mutatis mutandis delle pulsioni.
Dal 1961 in poi Robbe-Grillet non ha abbandonato la letteratura sebbene non sia stato più in grado di rinnovarsi, né di pubblicare storie prive di impalcature bene in vista. Ed ecco nell’autunno del 2007, cinquant’anni dopo La gelosia, un nuovo romanzo. Sentimentale, quindi erotico, fantasmatico, quindi al contempo rarefatto e carnale, che il furbo editore Fayard fa uscire con un escamotage in grado di far sbavare qualsiasi bibliofilo. Per leggerlo bisogna armarsi di tagliacarte. I maligni sostengono che conviene lasciarlo incellophanato, coi sedicesimi intatti e l’aurea feticista non intaccata da una lettura, malignano, destinata a deludere.