il mondo? nostro
Pubblicato su orecchie trovate nei prati il Settembre 30, 2007 da Simone Buttazzi
Il titolo dell’autobiografia di Wowi si richiama alla celebre frase che il futuro sindaco dell’SPD pronunciò durante la campagna elettorale del 2001 per confermare (e zittire) alcune voci che volevano essere malevole. Ne abbiamo già parlato qua, con tanto di audio. Il libro in sé arriva un po’ prestino, visto che Klaus ha 53 anni. Politicamente parlando è un grande oratore e un sindaco molto amato e laborioso, nonostante alcune sonore gaffe e la scelta, del tutto scriteriata, di trombare l’ex assessore alla cultura per agguantarsi l’interim durante il secondo mandato. L’ex assessore, il senatore Thomas Flierl (PDS), ha svolto un lavoro di altissimo profilo. Certo è che il Bürgermeister berlinese è quanto di più vicino a una star ci sia al momento nella politica tedesca, e da un punto di vista strettamente editoriale l’autobiografia è un colpaccio. La Bild, ad esempio, regina del giornalismo cannibale e populista, se n’è già uscita con almeno tre civette basate su presunte dichiarazioni choc contenute nel libro. Non ve n’è, ovviamente. Ma il sottotitolo vale come una candidatura e i sottotitoli, si sa, dopo i titoli, sono tutto.
Però devo dire che se non avessi fatto un salto al Festivàl, non avrei mai scoperto una collanina di libricini gratuiti editi dal Guardian, in numero di sedici. Si chiama Great Speeches of the XX Century e raccoglie, per certi versi, i più influenti discorsi - politici - dello scorso secolo. L’ottica è profondamente britannica, ma ciò non toglie che la scelta del materiale sia di indubbio interesse. I libretti sono articolati così: introduzione a firma eccellente, testo del discorso in inglese, impatto dello speech sui quotidiani inglesi del tempo. Sul sito del Guardian il tutto (o quasi) è disponibile con tanto di mp3. Per sentire con le proprie orecchie, ad esempio, il celebre discorso della Thatcher del 1980 ("The lady’s not for turning"), o un frammento della dichiarazione di Nehru del 1947, in occasione dell’indipendenza indiana. Per ovvie ragioni manca l’mp3 del discorso tenuto da Kruscev il 25 febbraio 1956 durante il ventesimo congresso del partito comunista sovietico. Il titolo dell’orazione era "Il culto dell’individuo": Kruscev tirò un sospirone e prese le distanze dallo stalinismo, denunciandone alcuni crimini. Un ciclone. In platea, ci fu chi svenne.
Il n’y a plus d’art, seulement des hobbies. Plus de beau: du joli. Plus de spectateurs: des amis. Recita così la quarta di Bande alternées, Fayard, 2006, terzo romanzo di Philippe Vasset. Laureato in filosofia, arso dal fuoco di internet e ossessionato dalle carte geografiche e dall’idea stessa del mappare, Vasset ha esordito nel 2003 con Exemplaire de démonstration, pubblicato in Italia da Minimum Fax nel 2006 con il titolo Il generatore di storie. Il libro parla, per l’appunto, di un software in grado di generare non solo storie (racconti, romanzi, sceneggiature, videogiochi: tutto ciò che è narrativo) ma anche gli autori delle stesse. Con i loro tic e le loro biografie letterariamente plausibili. Come il computer-dio ipotizzato da Fredric Brown in Answer, ScriptGenerator©®™ attinge da tutto ciò che è stato scritto nella storia dell’umanità, ed è in grado di produrre nuove trame in base alle uniche regole che contano, oramai: quelle del mercato. Il titolo Exemplaire de démonstration gioca sul piano meta-, in quanto indica da un lato la "copia per consultazione" dei libri incellophanati, dall’altro, (e questo è uno spolier), è una vera e propria dimostrazione di ciò che ScriptGenerator©®™ è in grado di fare. Con la narrazione sintetica che si alterna ai 47 punti del manuale d’uso del Generatore di storie.
E se Exemplaire de démonstration è una storia macchinica - il sottotitolo è Machines, I - i due romanzi successivi non sono da meno. Carte muette (2004) narra di un manipolo di eroi degni di Jules Verne che vogliono cartografare l’intero web mondiale. Bandes alternées ipotizza la creazione di un’opera "mondiale", assemblata grazie alle possibilità offerte dalla rete e dalle tecnologie digitali. Una proiezione orwelliana in cui il massimo di democrazia - sulla carta - diventa un inferno, una babilonia innescata da una saturazione di velleità artistiche. Arriviamo infine alla rentrée littéraire di quest’anno, che vede Vasset in prima linea con Un livre blanc, romanzo non romanzo, balade urbana e cartomaniaca il cui protagonista non fa che vagare per Parigi in cerca dei "punti bianchi" della mappa cittadina, quelle terre di nessuno, quei luoghi adorati da Ballard o da Marc Augé in cui non dovrebbe esserci nulla. E invece c’è sempre qualcosa.