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Pubblicato su orecchie trovate nei prati il Aprile 29, 2007 da Simone Buttazzi
Fabio mi fa presente - e non a torto - che Amorselva è un cicinin come il cane della striscia di Garfield. Bello ma ****ido. Tant’è che il cane della striscia si chiama Odie. A volte ci penso quando Amorselva tira rasentando l’autoimpiccagione orizzontale, per poi ansimare in preda a genuina iperattività carente di concentrazione. O quando insiste a leccare e ciucciare gli organi genitali di qualsiasi altro cane, poco conta il gender. Odin è polisex come Ivan Cattaneo tanti tanti anni fa. Odin è gender bender in salsa nietzschiana. Il prossimo stadio dell’evoluzione ontologica terrestre.

La notizia bomba è il ritorno al film protonarrativo di Ulrich Seidl, incontrastato capofila del cinema austriaco "fauve" ora che Haneke si è addomesticato in Francia. Fattosi conoscere una decina d’anni fa col semidocumentario Tierische Liebe (Amore animale: sul rapporto morboso e confuso che lega padroni e bestie tra le quattro mura), nel 2001 Seidl portò nella sezione veneziana Controcorrente il famigerato Hundstage (Canicola), destinato a guadagnarsi in un fulmicotone il titolo di sensazione del festival. Dopo un altro documentario, Jesus, du weißt (2004), in cui a camera fissa lascia la parola ad alcuni ferventi cattolici, Ulrich torna alla carica con un nuovo Spielfilm dalla natura ibrida. Privo della struttura tipica della narrazione, o dell’intento teorico proprio del documentario, Seidl porta avanti un’idea di cinema che scava, osserva senza ritegno e porta alla luce il privato che non si racconta, la verità condivisa che fa male, è sconveniente, ma c’è. E vige anche per noi. Mi auguro che il titolo del film, Import Export, vada inteso proprio come il mercimonio di carne, umori e fastidi che permea il nostro, lo chiamano, networking, le nostre relazioni umane, bestiali quant’altre mai.

Basisce anche il caso Wing, giuntomi alle orecchie - mettendo a serio repentaglio i timpani - nel corso del terzo episodio della nona stagione di South Park, intitolato Wing. Wing è l’ospite d’onore. Ella è honkonghese immigrata in Nuova Zelanda, dove ha fatto fortuna con la sua voce da madonnina infilzata. Nel corso del tempo, Wing si è specializzata nelle cover impossibili, come quelle degli AC/DC. Provare per credere.
Frammento di schermo, qualche giorno fa. Oltre ai consueti argomenti - scritti, suonati e pittati - di questa pagina, anche google ci mette del suo e rincara la dose canina. Gli annunci di google, che mistero della fede. Stanno lì, coatti, a imbrattarti lo spazio, unica gabella in regime di gratuità. Mica a casaccio però. Ti leggono o meglio ti scansionano in cerca di contenuti, e si adeguano. Se tira aria di cane allora cane sia: pigiama per cane, pigiamino per cane, tutina per cane. Pigiamino. Allitterazione robotica di quel che ti passa per il capo e arriva, come scarica di elletroni, ai polpastrelli, alla tastiera, alla rete.

Send Away The Tigers is a phrase the comedian Tony Hancock used whenever he started drinking. I saw a parallel between that line and the animals being released from the zoo in Baghdad when the Allies invaded. A misguided idea of liberation. Also that idea of being haunted by a wrong decision. With Hancock it was sacking his writers. And, if it weren’t for the Iraq war, for all his faults, in historical terms, Tony Blair would be seen as a great Prime Minister. Now his life is utterly ruined. On a smaller scale, certain things I’ve said which have been stupid and inane – they’re what I’m gonna be remembered for.