the outsider
Pubblicato su orecchie trovate nei prati il Febbraio 27, 2007 da Simone Buttazzi
Ma Scorsese è solo un pretesto. Ciò che mi ha colpito, sbirciando la premiazione su repubblica.it, è che sul palco, ad attenderlo, l’Academy aveva raccolto la crema della cosiddetta New Hollywood degli anni ‘70. C’erano Spielberg, Lucas e Coppola, canuti bolsi e impettiti, ad abbracciare il piccolo italoamericano saltellante. Mancava solo De Palma a completare il quadretto. Al che mi sono chiesto, ma Coppola. Ho interpellato diogoogle. E ho scoperto. Che Coppola, Francis Ford. Dopo dieci anni di silenzio, vigne e film della figlia. Ha girato un nuovo film. Youth Without Youth.
Francis Coppola (Ford solo per le grandi occasioni) è cresciuto sotto l’egida di Roger Corman - esattamente come Scorsìsi - ed è il grande vecchio della New Hollywood. Attivo fin dai primi anni ‘60, fece il botto con sappiamo tutti quale film, e per tutti gli anni ‘70 è stato IL cinema americano. Quello nuovo. Quello da prendere ad esempio senza remore. Alla base di tutte le sue pellicole c’è un’idea di Grande Narrazione, ampia e possente (leggi: Ford, John coniugato con De Mille, Cecil B.) condotta a pugno sferrato, e con l’odore de sangue (leggi: la serie B di Corman, trucida, povera in canna ma creativa). Sanguigno, sanguinolento sì, ma sempre in chiave epica, Coppola ha licenziato quattro film in dieci anni che hanno riscritto le regole del cinema mainstream. Punto. Per farsene un’idea, sono sufficienti venti minuti della Conversazione (1974).
Poi, si è smarrito, o meglio: ha cominciato ad accusare ritardo. Un sogno lungo un giorno doveva essere la sua rivoluzione tecnologica, ma non fu altro che un luna park personale, malamente ripreso e con tanto di esile storiella mélo a far da filo rosso. Cotton Club arrivò dopo Ragtime, Peggy Sue si è sposata fu poco più che un Ritorno al futuro rimasticato, Giardini di pietra l’ennesimo vietnamovie sui reduci, L’uomo della pioggia l’ennesimo grishamovie. Certo, Bram Stoker’s Dracula lanciò l’effimera moda dei film fedelissimi al romanzo di partenza. Ma ce n’era realmente bisogno? Certo, Tucker racconta il sogno americano come nessun altro aveva mai fatto - del resto Coppola possiede una Tucker originale, oltre a sconfinati vigneti. Ma è nuovo, forse, il sogno americano? E in materia di ritardi va detto che anche Apocalypse Now, primo vietnamovie sulla carta, arrivò in sala dopo una gestazione d’inferno - un anno dopo Il cacciatore di Cimino.
Discorso a parte meritano i film di Coppola di argomento giovanile. Tra il 1982 e il 1983 girò una doppietta a basso budget, The outsiders e Rumble fish. Col primo lanciò una fresca generazione di attori. Il secondo, in bianco e nero, è un capolavoro di stile e contenuto a cominciare dal titolo, pesce da tafferuglio. In italiano, Rusty il selvaggio. Coppola è sempre stato attento al passare del tempo e al valore della rabbia giovane, direbbe Malick. Attento, soprattutto, alle forze contrastanti e (auto)distruttive tipiche dell’età. Nel 1996 ha diretto Jack, con Robin Williams, da molti liquidato come un epigono fuori tempo massimo di Da grande e Big. E ridaje. In realtà Jack, come ogni singolo film di Francis Coppola, è carico di un’energia e di una malinconia bigger than life che non hanno pari nel contesto del cinema americano contemporaneo. Jack è la storia di un bambino che cresce in fretta e muore giovane, con fattezze d’adulto e cervello di bimbo. Alla radice di tutto c’è un evento doloroso della vita del regista, la perdita di un figlio.
Negli ultimi dieci anni ogni tanto è arrivata la voce che Coppola stesse per girare un kolossal, Megalopolis, costosissimo film di fantapolitica ambientato in un’antica Roma futuribile (?!). A quanto pare le vigne non hanno fruttato abbastanza, e Francis è riuscito a tornare dietro la macchina con un film pre-WWII, protagonista Tim Roth. Youth Without Youth. Giovinezza, eccola. Senza giovinezza. Rieccola.












