un mondo (mai) visto prima
Cose (mai) viste, dunque. Eppure basta abbassare gli occhi, scostare due fili d’erba, alzare un sasso. O tirarne uno e trovare per azzardo, in un prato. Qualcosa. La versione italiana di questo trailer aggiungeva l’aggettivo “malata” riferito alla mente del regista e cercava di buttarla sul porno soft. Tant’è che a Venezia non lo vollero perché Gianluigi Rondi continuava a blaterare che la Rossellini nuda, livida e mentalmente instabile fosse un’offesa frontale a Paisà. Ed eccoci, mutatis mutandis, a domani. Giorno in cui Venezia propone l’anteprima galattica di INLAND EMPIRE e consegna un premio nelle mani del suo autore. Il quale, per inciso, approfitta della permanenza in Italia per tenere un paio di conferenze sulla meditazione trascendentale che pratica da trent’anni e che considera un toccasana per tutti – soprattutto, ehm, i giovani. Il soggetto di Blue Velvet risale ai primi anni ‘70. A film concluso e distribuito, il regista si sentì come Fellini dopo La dolce vita. Svuotato. Passò un anno e scrisse la sua prima sceneggiatura con Mark Frost, One saliva bubble, commedia slapstick, kafkiana e nucleare che esplose davvero come una bolla e non si mosse dalla carta. Allora i due presero Blue Velvet, gli iniettarono del paranormale, lo serializzarono, lo uccisero e lo avvolsero nella plastica. Se credete davvero di sapere come va a finire questa storia, tornate quaggiù tra ventiquattr’ore.