Tide bandit!
Pubblicato su orecchie trovate nei prati il Giugno 30, 2006 da Simone Buttazzi

Tideland è la terre delle maree, lo Jutland (Danimarca), dove sogna di andare prima o poi il padre rockettaro della piccola Jeliza-Rose. A interpretarlo, nientepopodimenoche il grande Lebowski. Non Jeff Bridges, no no: Lebowski. Lebowski ama andare in vacanza tutti i giorni con una siringa piantata nel braccio - che Jeliza-Rose prepara con filiale solerzia - e anche la mamma (Jennifer Tilly) non disdegna qualche droguccia mescalina e camionate di metadone. Un bel giorno la mamma crepa sul letto; non passa molto e il padre a sua volta crepa in poltrona e lì resta per giorni e giorni, novello signore delle mosche. Nel frattempo Jeliza-Rose parla con le sue quattro teste di bambola - Mustique, Glitter Gal, Baby Blonde e Sateen Lips - e vaga nei campi di grano dell’America profonda, un universo che triangola tra casa di sua nonna (morta chissà quando, sepolta chissà dove forse no), un paio di binari infiniti e casa di Dell e Dickens, che son sorella e fratello. Dickens ha una cicatrice sul cranio e qualche rimasuglio di epilessia. Possiede un sottomarino chiamato Lisa, parcheggiato in un anfratto dell’oceano di grano. Dell gira di nero vestita. Ha un occhio cieco per la puntura di un’ape. Le api uccisero sua madre e lei per vendetta diede fuoco a tutti gli alveari, danzando nella notte fiammeggiante di rosso, quella volta, vestita. Dickens sostiene che lungo i binari passa uno squalo mostruoso, e tiene della dinamite sotto il letto. La nonna di Jeliza-Rose dava la lingua in bocca al piccolo Dickens. Dickens, ora non più piccolo, si lascia truccare da Jeliza-Rose, la bacia e ride. Silly kisser!, gongola lei. Forse non ho detto che Dell sa benissimo cosa fare quando trova un cadavere: lo sgonfia, lo pugnala, lo scuoia, lo trasforma in una mummia di pelle. E così via.
Tideland si trova al crocicchio tra Riflessi sulla pelle di Philip Ridley (1990), Alice nel paese delle meraviglie (e attraverso lo specchio), il Wes Craven delle Colline hanno gli occhi nonché The people under the stairs e il Rob Zombie della Casa dei mille corpi - intesa come remake ufficioso del vecchio, seminale Texas Chainsaw massacre. Volendo semplificare, Tideland è Philip Ridley allo stato puro. Senza Philip Ridley.
Terry Gilliam ha fatto il suo miglior film degli ultimi vent’anni e minaccia di riprendere in mano il progetto dell’Uomo che uccise Don Chisciotte. Che gioia sarebbe vanificare l’effetto "ferita leccata" di Lost in La Mancha! Per girare The Brothers Grimm ci sono voluti soldi a palate e pervicacia da vendere. Per girare Tideland ci sono voluti due copechi e un set naturale. Gilliam stavolta colpisce duro e sghignazza come non faceva da tempo, ma ci tiene a precisare che il libro è così bello che lui si è limitato a leggerlo, amarlo. Tradurlo.








