polenta e somarino
A Manzolino (MO), come altrove, il palio va per la maggiore. Ogni anno la festa della cittadina è un tripudio di piadine (a base di strutto di maiale), sbandieratori, costumi tipici e fuochi d’artifizio. Il che, strutto a parte, è cosa buona e giusta. Purtroppo la tradizione è miope – e rigidissima – nel voler appendere a tutto ciò anche un palio di ciuchi. Un palio di ciuchi nel duemilaecinque.
Ogni palio, sia esso di somari o cavalli, è in primis un gesto di rara crudeltà nei confronti degli animali che vi vengono utilizzati al puro scopo di "intrattenere". Nel caso dei ciuchi, oltre all’innaturalità e ai pericoli di una gara – in questo il palio va a braccetto col circo tradizionale e anche con i combattimenti tra galli o cani – s’incappa anche in un patetico spettacolo di ludibrio. Un somaro non è un cavallo. Non va dove ti pare a patto di non venire spinto, tirato a forza, calciato. Figuriamoci un somaro in un contesto agonistico.

Domenica 25 settembre Manzolino si è celebrata, impettita cittadina. Nel modenese sono tutti ricchi e progressisti, ma guai a toccare le Tradizioni trentennali e le baracconate che mettono in palio orgogliuzzi rionali e tifo, proprio, da parrocchia. La festa è organizzata tutti gli anni dal prete, un distinto signore di 45 anni che si candida, insieme al maresciallo dei carabinieri, alla contesa coccarda di "miglior corpo semovente" della campagna emiliana. Due figurine guareschiane prive dell’acume che Giovannino vi sapeva infondere anche involontariamente. Anche quest’anno parata di rito, fiori di fuoco e palio finale tra i tre rioni, con tanto di imbonitore cresciuto alla scuola del far west e di Andrea Mingardi. Tra i somari in gara, una somara. Incinta.
Fino a qui tutto bene, direte. Ma c’è stato un ma. Otto figuri (tra cui tre figure) hanno scavalcato le transenne appena prima del fischio d’inizio, correndo a formare una barriera umana davanti ai somari e ai loro maldestri cavalieri, per candida ammissione degli stessi. La barriera umana, immobile, ha estratto un megafono e ha spiegato le proprie ragioni, facendo appello alla "carità cristiana" e alla sensibilità generica delle duemila persone assembrate attorno alla pista. Animali liberi, hanno scandito gli otto prima che il vociare li coprisse del tutto. Nessuno, ahiloro, si è aggiunto alla catena. Prima l’imbonitore – che ha minacciato il ricorso alla legge del Winchester – poi la gente travestita da fashion victim medievali – aridatece i sesterzi! Calderoli avrebbe dovuto esserci – poi i vigili, un poliziotto in borghese e infine i carabinieri capeggiati dal loro immarcescibile maresciallo decerebrato hanno cercato di togliere gli otto di mezzo e di dare inizio al rito. Niente da fare. Hanno preso i documenti degli attivisti, hanno contato fino a tre e hanno caricato scaraventandoli addosso al pubblico, nel dettaglio su uno stuolo di bambini. Calci spintoni e pure una bandiera in testa, vibrata da una sdòra al posto del mattarello o della borsetta. Poi gli otto sono stati accompagnati fuori al suono di duemila fischi e improperi di ogni sorta. A testa alta sia chiaro. Poi, le formalità di rito.
La gara si è svolta come da copione. Purtroppo le sue regole di facciata – cavalcare i somari, non menarli, e roba simile – sono state tutte infrante, con buona pace dell’imbonitore più impegnato a sbertucciare gli otto imbecilli che a commentare la gara in tutta la sua demenza desolante. Panem et circenses, manzolinesi cari. Alla fine li avete avuti, ma la festa non ha avuto lo stesso sapore di sempre. Non è vero? Tutti a casa allora, a mangiare polenta e somarino.
Per inciso, anche il sottoscritto era là a farsi scancherare dalla folla. Tutta la vicenda – gara compresa – è stata filmata e sarà consegnata a giornalisti locali e non.
Invito chiunque sia interessato a tematiche vegetariste o animaliste a partecipare alle discussioni che si terranno su un nuovo blog, animalismi, curato dal gruppo bolognese degli Animalisti Italiani.
Settembre 26, 2005 a 7:09 pm
Spero che non ti abbiano ammaccato troppo.
Anche dalle mie parti sopravvivono ancora le corse degli asini (un esempio su tutti, Calliano d’Asti), per fortuna alcuni paesi le hanno abolite. Non parlo poi del Palio d’Asti, conosciuto da tutti.
Peccato non poter distribuire a tutti la novella di Verga “Storia dell’asino di S. Giuseppe”!
Che queste manifestazioni siano ancora presenti oggi, non mi stupisce molto se considero l’assunto di Arthur Bloch: “La somma dell’intelligenza è costante; la popolazione è in aumento”!
Settembre 28, 2005 a 2:09 am
M’impegno a trascrivere la novella di Verga e a renderla nota. San Giuseppe, ah, che soggetto! Menava le bestie con i pezzi di legno che scartava perché marci o scheggiati.
Agosto 12, 2008 a 2:12 pm
E’ proprio esagerato quel che c’è scritto.. Nessuno è stato caricato, niente calci e spintoni…
Gli animali non sono stati maltrattati, abbiamo un veterinario, e penso sia in grado di valutare se un animale è in condizione di correre o no…
Se poi siete anche un po’ democratici pubblicate il commento.
Grazie.
Agosto 12, 2008 a 2:20 pm
Prego.
Ormai è una storia vecchia di tre anni, ma non è andata come dici tu.
Agosto 13, 2008 a 7:02 pm
Quale parte non è andata come dico io?
Agosto 13, 2008 a 8:09 pm
Be’ la gente ha reagito malissimo e un mio amico s’è beccato una bandierata in testa. Per dirne una. Quanto al maltrattamento, è insito nell’idea stessa di palio – a maggior ragione se coinvolge dei ciuchi, bestie che non hanno esattamente la corsa nel sangue. Mi chiedo cosa ci sia di divertente nel vederli bardati come dei cavalli medievali. Il problema non è la sagra paesana in sé, ma lo spasso innescato dall’utilizzo degli animali. Un autentico trastullo da somari.
Agosto 22, 2008 a 4:16 am
Beh.. come ho già scritto, il tutto è sempre tenuto sotto controllo dal veterinario, e in tanti anni nessun animale si è mai fatto male..
Agosto 22, 2008 a 8:42 am
i due puntini dicono tutto.